Omaggio a Nino Rota

1. IL PADRINO (The Godfather)
2. ROMEO E GIULIETTA

IL GATTOPARDO: ballabili
3. Valzer – Verdi
4. Mazurka


5. Balletto
6. Polka
7. Quadriglia


8. Galop
9. Valzer del Commiato

10. Felliniana
Amarcord
I Vitelloni
Otto e Mezzo
LA STRADA: fantasia dal balletto
11. Nozze in campagna. “E’ arrivato Zampanò”
12. I 3 suonatori e il “Matto” sul filo
13. Il circo. Il numero di Zampanò. I giocolieri. Il violino del “Matto”
14. La rabbia di Zampanò
15. L’ultimo spettacolo sulla neve. “Addio Gelsomina”
16. Solitudine e pianto di Zampanò

Agli inizi degli anni settanta, Francis Ford Coppola contatta Rota per fagli scrivere le musiche del suo nuovo film, Il padrino. In particolare Coppola vuole dare al film un tocco di estrema “italianità” che risalti anche dalla colona sonora. Per questo cerca e trova un compositore italiano, già conosciuto e apprezzato a livello internazionale grazie a Fellini che con La strada vince l’oscar nel 1954. Le testimonianze del connubio tra Rota e Coppola sono curiose e legate a un nastro magnetico dove sono incise le voci del regista e del compositore che, uno al pianoforte e l’altro cantando, accennano temi e accompagnamenti in un inglese, quello di Rota ovviamente, quanto mai vago. Il risultato è clamoroso in molti sensi: il film e la sua colonna sonora anno un successo enorme, ma Rota non vince l’Oscar perché alcuni temi della colonna sonora altro non sono che rielaborazioni di suoi precedenti lavori sia legati al cinema (vedi il film Fortunella del 1958) sia al cosiddetto genere serio (composizioni per pianoforte). Ad ogni modo, Rota si rifarà due anni dopo vincendo l’Oscar con Il padrino parte II. Questa del riutilizzo e della rielaborazione di proprio materiale (mai di altri!) è una cosa curiosa e tipica allo stesso senso, perché rivela la profonda artigianalità e praticità del lavoro di compositore che ha sempre caratterizzato tutti i grandi della storia della musica: basti pensare a Rossini! Un lavoro emblematico in tal senso è La strada. Il numero di idee presenti in questa partitura è tale che essa sarà il serbatoio per numerosi altri film (Il bidone, Rocco e i suoi fratelli, ecc.) , ma anche per lavori sinfonici e perfino per un balletto, divenuto poi famosissimo grazie alla geniale interpretazione che ne diede Carla Fracci.

Rota contribuì con la sua musica al successo di numerosi film e di vari registi. Zeffirelli volle Rota per il suo Romeo e Giulietta. In questa partitura il genio di Rota è riuscito soprattutto grazie all’immediatezza dei temi, a suggerire e rappresentare stupendamente tutti i climax del film, dallo struggimento d’amore, all’ambientazione cronologica, dalla disperazione per la morte dei protagonisti alla sensualità dell’adolescenza. Altro capolavoro quello della partitura del film di Visconti Il gattopardo, dove si fondono ancora freschezza tematica e sapienza armonica. In particolare i brani legati alla scena del ballo, famosissima, dove i motivi delle danze popolari sembrano uscite di getto dalla penna del compositore e con i due valzer che segnano un’ epoca di decadimento e rinnovamento insieme.

Infine, ma non per ultimo e ci mancherebbe, Fellini. Il regista riminese e Rota hanno rappresentato per anni un unicum quasi indissolubile, e considerati l’uno complemento dell’altro. Come accennato in precedenza, La strada rappresentò la rivelazione dei due geni al mondo, non solo perchè vinse l’Oscar, ma perché, soprattutto per Rota, questo lavoro costituì serbatoio inesauribile per tante altre tavolozze. La partitura della strada resta un riferimento nella produzione di Rota non solo per la ricchezza di idee tematiche , ma anche per la sapiente capacità di elaborazione che, come abbiamo detto, porterà Rota a conformare la partitura per le più varie esigenze, da quella sinfonica al balletto.

Chiude il CD una fantasia dei più celebri temi legati ai film di Fellini: Amarcord, I vitelloni e Otto e mezzo. Bisogna sottolineare come la versatilità di Rota lo portasse a padroneggiare agevolmente non solo la scrittura “classica” ma anche gli stili più vari, dalla musica “leggera” al Jazz. Esempi di ciò si trovano in modo continuativo nella sua produzione legata al cinema e non solo. In Amarcord ritroviamo tutto il gusto di Rota per ritmi sudamericani e popolari, mentre ne I vitelloni si percepisce un clima blues che con stupore si sposa splendidamente con l’ambientazione adriatica del film di Fellini e che poi sfocerà nello stile jazzistico dei temi de La Dolce vita. Merita cenno una particolare abilità di Rota nello stile possiamo dire così “circense”. Le sue musiche legate alla rappresentazione di questo mondo sono nel cuore di tutti e la marcetta finale di Otto e mezzo ne rappresenta una tipica e degna rappresentazione.